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BIOGRAFIA |
Vrpolje
(Croazia) - South Bend (USA)
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1883-1962 |
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Ivan
Mestrovic visse in un periodo di tumultuosi cambiamenti, segnato fra
l’altro da drammatici avvenimenti come la Rivoluzione d’ottobre, la
Guerra Balcanica e le due Guerre Mondiali. Gli eventi storici e politici
non solo hanno influenzato la sua espressione artistica, ma lo ha
coinvolto anche come uomo a servizio della libertà individuale. Durante
la sua vita ha partecipato a più di 150 esposizioni in tutto il mondo. |
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fondazione
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galleria
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mausoleo
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kaštelet
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Ivan
Mestrovic nacque a Vrpolje da una famiglia contadina originaria di Otavice
in Dalmazia, dove trascorse la sua infanzia. All’età di dodici anni
imparò da solo a leggere e scrivere, confrontando i testi scritti della
Bibbia con i passi che aveva imparato a memoria. Il talento mostrato
nell’intagliare piccoli oggetti in legno e poi in pietra, gli permise di
prendere lezioni presso la bottega di uno scalpellino a Spalato, dove ebbe
modo di studiare copiando antiche sculture; infatti, la città croata è
ricca di resti greci e romani.
Grazie
ad un industriale viennese, nel 1901 si trasferì a Vienna. Non conoscendo
il tedesco e non avendo frequentato nessuna scuola, dovette aspettare un
anno prima di entrare all’Accademia delle Belle Arti, dove venne a
contatto con il gruppo dei secessionisti. Si trovò spesso in conflitto
con le concezioni dell’arte accademica viennese, ammirando soltanto il
famoso architetto Otto Wagner, suo professore ed esponente di primo piano
della Secessione. |
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Nella
capitale austriaca incontrò Rodin, che ne riconobbe subito il talento, e
Charles Witttgenstein, che gli commissionò la realizzazione del monumento
“Fonte della Vita”. Il guadagno di questo lavoro permise a Mestrovic e
sua moglie di visitare Parigi e l’Italia. Nel 1908, trasferitosi a
Parigi grazie a Rodin, affittò uno studio a MontParnasse, riuscendo in
due anni ad eseguire più di cinquanta sculture, da cui ottenne i primi
riconoscimenti internazionali.
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Per
alcuni mesi, nel 1911, Meštrović e sua moglie vissero a Belgrado,
capitale del regno di Serbia, per poi trasferirsi a Roma. La capitale
italiana era in quegli anni polo d’attrazione per artisti ed
intellettuali, tra i quali Papini, Ungaretti, Bisfolfi, De Chirico, De
Pisis, Croce, Rodin, Gorki e Anglade; questi divennero ben presto amici
dello scultore. |
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La
carriera internazionale di Meštrović fu segnata dall’Esposizione
Mondiale d’arte del 1911 a Roma, dove la vittoria del primo premio per
la scultura (così come Klimt per la pittura) gli conferì la notorietà e
il favore della critica italiana e straniera. Il progetto de “Il
tempio di Vidovdan”,
in memoria della battaglia in Kosovo del 1389 contro i Turchi,
rappresentava quell’ideale di libertà e indipendenza del popolo slavo
che si rintraccia nella prima parte della sua produzione artistica (infatti,
già nel 1919 abbandonerà questi temi)
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Rimase
a Roma fino al 1913, dove ebbe modo di venire a contatto con la vita
culturale della città, frequentando in particolar modo la famiglia
Signorelli, noto salotto romano dove si incontravano gli esponenti di
spicco della cultura e della politica, sia italiani che stranieri.. |
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Nella
capitale italiana poté confrontarsi direttamente con l'arte di
Michelangelo, che riteneva uno degli scultori più grandi di tutti i
tempi; questa ammirazione influenzò certamente alcune sue opere, come ad
esempio la “Pietà
Romana”,
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Proprio
in quegli anni scrisse anche dei saggi sull’artista rinascimentale. Dopo
aver esposto all’Undicesima Biennale di Venezia, voleva organizzare una
grande mostra in patria, ma allo scoppio della Prima Guerra Mondiale,
dovette ben presto fuggire a causa della nota opposizione alle autorità
austro-ungariche. Tornò così a
Roma, dove rafforzò la sua amicizia con Rodin
Mestrovic
divenne molto famoso in Gran Bretagna anche per la sua mobilitazione
politica nel Comitato di Liberazione, oltre che naturalmente per le sue
opere, e nel 1915 allestì una personale all’Albert and Victoria Museum
di Londra; non si era mai verificato un simile evento per un’artista in
vita prima di allora |
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Il
24 giugno Lord Cecil, Sottosegretario degli Affari Esteri, inaugurò la
mostra di Ivan Mestrovic, in un momento in cui l’Inghilterra poneva la
propria attenzione agli sviluppi culturali degli slavi del Sud. Negli anni
seguenti espose anche a Glasgow ed Edimburgo; le sue esposizioni
favorirono la circolazione della cultura slava in Gran Bretagna, con
concerti e lezioni di letteratura e architettura. Le sculture di Mestrovic,
così come le ballate e le leggende popolari croate, trovarono spazio
anche nei libri di Margaret Yoursenar, D.H. Lorence e persino di Aghata
Christie
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L’apice
di questa serie di mostre si ebbe nel 1919, quando, durante la Conferenza
di Pace di Versaille, espose a Parigi al Petit Palais con quaranta
sculture. Con la fine della guerra Mestrovic ritornò in Jugoslavia, dove
realizzò a Cavtat “La
Regina degli Angeli”,
la cappella per la famiglia Racic. A Dubrovnik incontrò la sua seconda
moglie Olga Kestercanek. In quel periodo costruì a Spalato una maestosa
casa per la sua famiglia (l’attuale Galleria Mestrovic), ed eresse ad
Otavice la Chiesa del “Del
santo Redentore”,
dove oggi è sepolto.
Negli
anni venti la sua reputazione continuò ad avere eco internazionale.
Ricevette commissioni in Europa e nelle due Americhe, dove allestì mostre
e realizzò monumenti. In questo periodo furono pubblicate quattro
monografie importanti, delle quali una a Londra e tre in Jugoslavia. La
pubblicazione del 1933 fu curata dall’amico Milan Curcin, editore
dell’importante rivista “New
Europe”.
Divenne membro dell’Accademia dell’Arte e della Scienza a Belgrado,
rettore dell’Accademia delle Belle Arti a Zagabria (dove metteva a
disposizione il suo salario per aiutare gli studenti più disagiati), e
Grand Officier della Legione d’Onore in Francia.
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Nel
1924 Mestrovic andò per la prima volta negli Stati Uniti. Al Brooklyn
Museum di New York tenne una delle sue mostre più famose con 132 opere,
ed il rispettivo catalogo fu curato da Christian Briton. |
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Nel
1934, nuovamente a Zagabria,
progettò il Padiglione d’Arte
ed organizzò la Mostra “Mezzo
secolo
di arte croata».
Alla
fine degli anni 30, iniziò la progettazione e costruzione della Cappella
di Crikvine a Spalato, non lontana dalla sua casa; |
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questa
doveva contenere 28 bassorilievi in legno della vita di Cristo e un
Crocefisso. Il periodo fra le due guerre fu segnato da aspri conflitti tra
il popolo serbo e quello croato, con continue repressioni da parte della
polizia del regime dittatoriale serbo allora al potere. Nonostante il suo
status di leader e cittadino influente, il ruolo di conciliatore che ebbe
nei circoli politici gli causò grosse difficoltà. Gli sforzi nel
difendere i diritti dei croati mentre lavorava alle commissioni del re
Alessandro, furono male interpretati sia dai croati che dai serbi.
Il regime nazional-socialista tedesco notò la sua arte monumentale e
potente, invitandolo così a Berlino verso la metà degli anni Trenta. Lo
stesso Hitler aveva intenzione di inaugurare la sua mostra, ma lo scultore
non accettò Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, in Croazia venne
istituito un governo fantoccio da Hitler e Mussolini, guidato da Ante
Pavelic. Dopo l’occupazione di Spalato da parte degli italiani,
Mestrovic venne a sapere che i fascisti volevano liquidarlo a causa del
suo ripetuto rifiuto di cooperare con i programmi culturali delle forze
naziste e fasciste. Scappato da Spalato, si rifugiò a Zagabria, dove
venne però arrestato e rinchiuso in prigione.
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Dopo
mesi di trattative da parte di amici attraverso il Vaticano e lo stesso Re
Vittorio Emanuele III, fu rilasciato e partì per Venezia, dove i suoi
lavori furono esposti alla Biennale. Per un periodo lavorò a Roma
all’Istituto San Girolamo alle opere che aveva iniziato a progettare
quando era in prigione ed eseguì due rilievi in Piazza Augusto Imperatore.
Con la presenza dei nazisti in Italia dopo il 1943, dovette emigrare in
Svizzera. Sua moglie Ruza morì a Zagabria nel 1942 e trenta membri della
sua famiglia furono uccisi nell’Olocausto. Finita la guerra, ritornò a
Roma dove cercò di completare le sculture iniziate. Qui visse con la
figlia Maria in via della Conciliazione e gli fu offerto uno splendido
studio sul Monte Gianicolo dall’Accademia Americana. |
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Il
governo di Tito lo volle di nuovo in Jugoslavia. Le sue proprietà furono
le uniche a non essere confiscate. Mestrovic decide però di non tornare
in patria perché non condivideva le scelte operate dal regime comunista.
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Nel
1946 gli fu offerto di insegnare all’Università di Syracuse negli USA.
Attraverso Malvina Hoffman, un autore e scultore americano molto noto, il
Cancelliere P.Tolley riuscì a contattare l’artista prima in Svizzera,
poi a Roma. |
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Mestrovic
decise così di partire per gli Stati Uniti. Nella primavera dello stesso
anno, fu invitato dall’Accademia delle Arti e delle Lettere ad allestire
una mostra al Metropolitan Museum, dove espose anche le opere degli anni
della guerra. Queste sculture erano l’espressione della crudeltà,
dell’ingiustizia, della fede e della speranza per l’umanità.
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Il
“Giobbe”,
nella sua tensione umana, segnò il passaggio verso un espressionismo
carico di pathos. Nel 1952 firmò un accordo con il governo jugoslavo per
donare al popolo croato le sue proprietà di Spalato, Zagabria, Crikvine,
del Mausoleo e le oltre quattrocento sculture e disegni.
Nel
1954 divenne cittadino americano con una cerimonia al cospetto del
Presidente Eisenhower, alla Casa Bianca. Prima di morire, tornò
un’ultima volta in Jugoslavia, facendo visita al suo amico Cardinale
Stepinac, appena uscito di prigione e gravemente ammalato; durante la sua
breve permanenza si intrattenne anche con il Maresciallo Tito. Ritornato
in patria dopo tanto tempo, rimase particolarmente sorpreso dal progresso
e dai cambiamenti in atto. Inoltre spedì dall’America cinquantanove
statue destinate a conventi, città e gallerie varie.
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Nell’ultimo
periodo della sua vita lavorò con la creta alle opere “Padre
si saluta con figlio”
e “Padre si
saluta con figlia”,
esprimendo il dolore per la tragica perdita dei suoi due figli Tvrtko e
Marta.
Morì
nel 1962, a South Bend, nell’Indiana, e fu seppellito nel suo paese
d’origine secondo le sue ultime volontà.
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