Un artista grande in una nazione piccola
     “Il Giornale d’Italia”, Roma 12 aprile 1911
 

 

 
"Sergio dal cattivo sguardo" / "Srde zlopogrde" 1911, regalo al popolo italiano /dar talijanskom narodu

 

Questo artista è Ivan Mestrovic, la cui opera ci mostra il padiglione serbo nella valle Giulia. Il Mestrovic (nato nella Dalmazia da una famiglia contadina) pasceva le pecore fino al suo quindicesimo anno d’età e poi era apprendente da uno scalpellino a Spalato, finché non trovò un mecenate che lo mandò all’Accademia viennese, dove espose poco dopo nella “secessione” con grande fortuna. Poi andò a Parigi dove lavorava con Rodin, Bourdelle e Bartholomé, e dove creò una quantità incredibile delle sculture monumentali che espose a Parigi, Monaco, Vienna e Zagabria;.

   

Nelle esposizioni collettive del Tempio di Kossovo, il Meštrovic è assai apprezzato dai critici d’arte austriaci e tedeschi, e nella sua patria, Dalmazia, Croazia, Serbia e Bosnia, è veramente adorato, e adesso è venuto tra noi per mostrarci il meglio che ha la sua nazione.

E' questo “il meglio” è una cosa davvero buona. Questa arte è una sintesi del dolore della sua nazione serbocroata che è stata divisa dall’irrompere turco nell’Europa in tre religioni e due nomi nazionali (Serbi e Croati), e che ha sofferto sotto il giogo turco tutto quello che poteva soffrire una barriera carnale che difendeva ai turchi d’invadere l’Europa. Così non ha potuto questo popolo partecipare nell’opera del progresso civile, ma le sue sofferenze perdonano il suo piccolo progresso nella cultura. E Mestrovic da quella potente individualità che è, ha sintetizzato in sé tutto quel periodo epico-guerriero del suo popolo, e nella sua arte parla tutta la sua nazione. Perciò è vera la sua arte, è nazionale, emerge dal carattere nazionale, e non è falsa, non è forzata, non è vuota e solamente decorativa, ma esplicativa. Mestrovic non appartiene a quella arte che ha lo scopo di adornare i ritrovi aristocratici, ma è un profeta, un filosofo solitario, un rivoluzionario che canta alla nazione le antiche cantiche che cantano la libertà ed eccitano la nazione alla liberazione. I Serbi sono gli unici all’Esposizione che ci hanno portato qualche cosa “ad hoc” salutandoci per il cinquantenario. Il loro padiglione porta l’impronta caratteristica della loro nazione: è piccolo, ma pure attrattivo, perché non è costruito in nessuno stile europeo, ma in uno che esprime una nazione giovine, e nell’interno abbiamo nelle sculture e nei quadri tutta la storia bella e dolorosa del popolo serbo-croato, non ancora tutto liberatosi dal giogo straniero.

E questo popolo ci dice mediante l’arte del Mestrovic che è piccolo, ma che ha delle forze recondite nel suo animo, che sono cominciate a mostrarsi nell’arte come pure nella vita politica. E mostra nella sua arte l’animo slavo che è rimasto sempre suscettibile alla bellezza, perché anche nel duro giogo turco aveva un conforto: la celebre poesia popolare serba. E mostra anche la morale nazionale, la morale di una cultura primitiva, e questa è la più interessante caratteristica dell’arte del Mestrovic.I suoi eroi sono quelli che nei tempi della servitù nazionale erano l’unico appoggio del popolo, che lo hanno protetto contro il turco, e che lo hanno liberato:

 e rievocando questi eroi rievoca nuovi eroi che la sua nazione abbisogna affinché la liberino completamente da qualsiasi giogo e la conducano alla via del progresso umano. Ed è per questo che il Mestrovic è un profeta nazionale, e perciò tanto amato dai serbo-croati. Lui è il programma delle aspirazioni nazionali, ed è perciò che la sua nazione ci ha spedito appunto il Mestrovic alla commemorazione della nostra liberazione. La sua arte esplica la morale del suo popolo, la morale che si deve essere sempre forti come lo erano quegli antichi eroi del Kossovo, perché solo se la nazione sarà fisicamente e moralmente forte, ella vincerà.