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Questo
artista è Ivan Mestrovic, la cui opera ci mostra il padiglione serbo
nella valle Giulia. Il Mestrovic (nato nella Dalmazia da una famiglia
contadina) pasceva le pecore fino al suo quindicesimo anno d’età e
poi era apprendente da uno scalpellino a Spalato, finché non trovò un
mecenate che lo mandò all’Accademia viennese, dove espose poco dopo
nella “secessione” con grande fortuna. Poi andò a Parigi dove
lavorava con Rodin, Bourdelle e Bartholomé, e dove creò una quantità
incredibile delle sculture monumentali che espose a Parigi, Monaco,
Vienna e Zagabria;. |
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Nelle
esposizioni collettive del “Tempio
di Kossovo”,
il Meštrovic è assai apprezzato dai critici d’arte austriaci e
tedeschi, e nella sua patria, Dalmazia, Croazia, Serbia e Bosnia, è
veramente adorato, e adesso è venuto tra noi per mostrarci il meglio
che ha la sua nazione.
E'
questo “il meglio” è una cosa davvero buona. Questa arte è una
sintesi del dolore della sua nazione serbocroata che è stata divisa
dall’irrompere turco nell’Europa in tre religioni e due nomi
nazionali (Serbi e Croati), e che ha sofferto sotto il giogo turco tutto
quello che poteva soffrire una barriera carnale che difendeva ai turchi
d’invadere l’Europa. Così non ha potuto questo popolo partecipare
nell’opera del progresso civile, ma le sue sofferenze perdonano il suo
piccolo progresso nella cultura. E Mestrovic da quella potente
individualità che è, ha sintetizzato in sé tutto quel periodo
epico-guerriero del suo popolo, e nella sua arte parla tutta la sua
nazione. Perciò è vera la sua arte, è nazionale, emerge dal
carattere nazionale, e non è falsa, non è forzata, non è vuota e
solamente decorativa, ma esplicativa. Mestrovic non appartiene a quella
arte che ha lo scopo di adornare i ritrovi aristocratici, ma è un
profeta, un filosofo solitario, un rivoluzionario che canta alla nazione
le antiche cantiche che cantano la libertà ed eccitano la nazione alla
liberazione. I Serbi sono gli
unici all’Esposizione che ci hanno portato qualche cosa “ad hoc”
salutandoci per il cinquantenario. Il loro padiglione porta l’impronta
caratteristica della loro nazione: è piccolo, ma pure attrattivo, perché
non è costruito in nessuno stile europeo, ma in uno che esprime una
nazione giovine, e nell’interno abbiamo nelle sculture e nei quadri
tutta la storia bella e dolorosa del popolo serbo-croato, non ancora
tutto liberatosi dal giogo straniero.
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E
questo popolo ci dice mediante l’arte del Mestrovic che è piccolo, ma
che ha delle forze recondite nel suo animo, che sono cominciate a
mostrarsi nell’arte come pure nella vita politica. E mostra nella sua
arte l’animo slavo che è rimasto sempre suscettibile alla bellezza,
perché anche nel duro giogo turco aveva un conforto: la celebre poesia
popolare serba. E mostra anche la morale nazionale, la morale di una
cultura primitiva, e questa è la più interessante caratteristica
dell’arte del Mestrovic.I
suoi eroi sono quelli che nei tempi della servitù nazionale erano
l’unico appoggio del popolo, che lo hanno protetto contro il turco, e
che lo hanno liberato:
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e rievocando questi eroi rievoca nuovi eroi che
la sua nazione abbisogna affinché la liberino completamente da
qualsiasi giogo e la conducano alla via del progresso umano. Ed è per
questo che il Mestrovic è un profeta nazionale, e perciò tanto amato
dai serbo-croati. Lui è il programma delle aspirazioni nazionali, ed è
perciò che la sua nazione ci ha spedito appunto il Mestrovic alla
commemorazione della nostra liberazione. La sua arte esplica la morale
del suo popolo, la morale che si deve essere sempre forti come lo erano
quegli antichi eroi del Kossovo, perché solo se la nazione sarà
fisicamente e moralmente forte, ella vincerà.
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