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Ho
conosciuto personalmente lo scultore Ivan Mestrovic. Sono andato a
trovarlo all’albergo Excelsior a Roma, di ritorno dalla Biennale di
Venezia.
Parla
l’italiano assai bene per essere stato in Italia per molto tempo. La
sua figura fisica è piena di fascino, parla a voce bassa, poche parole,
ma precise. Ha idee molto chiare sull’arte, sulla sua arte che ha
subito vari travagli sin dal 1911, quando espose per la prima volta alla
Biennale di Venezia un gruppo di opere gigantesche per concezione e per
modellatura. Ricordo che molti scultori italiani furono allora attratti
dall’arte singolare di questo scultore e vi furono taluni che subirono
il fascino della sua opera.
Allora questo scultore strabiliò il pubblico e i critici; i giovani
pensavano che bisognava uscire dai moduli ottocenteschi e realizzare
nuove idee; concepire la scultura come espressione plastica del mondo
vivente e allontanare il lezioso e il levigato.
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Le
intenzioni di Mestrovic erano quelle di realizzare la grande scultura
monumentale, quella che dovrà rimanere ferma nel tempo, sicché egli ha
sicuramente guardato Michelangelo e i Gotici, giacché la sua
produzione complessa è contrastante ed ineguale.In questo forte
dualismo si basa l’arte di questo scultore di fama mondiale.In questa
Biennale di Venezia le opere che egli espone sono però tutte nel
medesimo piano stilistico. Ha una grande “Pietà”
in bronzo appartenente alla chiesa di San Marco a Zagabria, una scultura
espressiva e bloccata che personifica in pieno tutta la sua arte, opera
direi completa. In essa vi sono tutte le sue esperienze passate, i suoi
amori per i gotici e per Michelangelo, ma tutto ciò è espresso con
polso personale.
Anche l’ “Evangalista
Giovanni” e
l’ “Evangelista
Luca”,
altri due bronzi, hanno l’efficacia della “Pietà”,
mentre i sei bassorilievi che fanno degna corona (soggetti religiosi)
sono delle creazioni sue personali, pagine scolpite come in un grande
libro sacro. In Mestrovic la composizione è stata il primo grande
impegno della sua arte. L’ha sempre avuto. Anche quando modella una
figura, un ritratto, un crocefisso,
la sua
preoccupazione maggiore è quella di armonizzare linee e volumi. Vedete
ad esempio il ritratto di Michelangelo ch’egli ha fatto varie volte
con la passione di un figlio o il gruppo della natività così
ritmicamente disposto nei chiari e negli scuri o nel ritratto della
madre così ben bloccato.
Ma
la composizione di Mestrovic non ha soltanto lo scopo di creare linee ed
armonie plastiche, ma di raggruppare, disporre, far vivere plasticamente
parecchie figure, quindi penso che questo scultore concepisce l’umanità
più grande del vero fisico, raggruppata per amarsi e per sostenere
un’idea. Ecco perciò le grandi figurazioni plastiche raggruppate sul
legno, i grandi marmi bianchi, i bronzi scuri e misteriosi dalle sagome
chiuse. C’è in tutta questa sua opera un uomo e un artista che ha fede
nella sua arte e la segue con una coscienza di apostolo.
Ho rivolto a Mestrovic alcune domande ed ha sempre risposto con precisione,
come lo stile della sua scultura, come le dita legnose e scarne del suo
grande crocefisso.
Egli tiene due grandiosi studi a Spalato, dove è ordinata gran parte
della sua immensa produzione. Ha cinquantanove anni, ha conquistato una
fama di scultore di eccezione ed ha degli allievi ai quali insegna la
scultura schietta, senza letteratura, quella che avevano i grandi
artigiani dei secoli d’oro dell’arte.
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Bisogna concepire la scultura, egli dice, nella materia. Una statua in
pietra bisogna pensarla e lavorarla per quella materia, una scultura in
bronzo, in legno dovrà essere pensata per il bronzo o per il legno.
Ivan
Mestrovic mi ha mostrato una serie di fotografie di sue opere. Una
produzione che sbalordisce, eseguita in questi ultimi tempi. Dal celebre “San
Francesco”
agli ultimi bassorilievi eseguiti per una chiesa di Spalato.
Ho
chiesto se disegna spesso e mi ha risposto che ha eseguito di grandi
cartoni per gli affreschi che farà. Così ho avuto l'occasione di vedere
fotografie dei suoi disegni. M'interessava vederli perché attraverso un
disegno si può scoprire la sincerità di un artista anche quando, questi,
abbia una
molteplice attività. I
suoi disegni sono
molto belli, anzi direi meravigliosi e sono perfettamente coerenti
alla sua scultura. Linee precise, chiaroscuro vibrante che lascia
intravedere i suoi bassorilievi, la composizione sempre ben legata da
scultore che ama i blocchi di marmo e i macigni della montagna.
La
scultura di Mestrovic ha sempre arditezze giovanili, impostata in una
solida base di serietà plastica che esula dall’impressionismo e dal
pressappoco. Il suo pensiero plastico è chiaro, deciso. Del resto, io
credo che la scultura come del resto tutta l’arte sia una cosa troppo
seria anche quando trattano argomenti leggeri.
Nel
caso di Mestrovic è doppiamente seria.
Egli
terrà una sua grande mostra personale a Roma nella prossima stagione ed
avremo modo di completare le nostre impressioni.
Pippo
Rizzo |