Alla  XIII Biennale  di  Venezia -

IVAN MEšTROVIć

    “Quadrivio”, Roma 12 luglio 1942
 

  

 
"Evangelista Luca"/"Evandelist Luka", 1914-Biennale di Venezia

Ho conosciuto personalmente lo scultore Ivan Mestrovic. Sono andato a trovarlo all’albergo Excelsior a Roma, di ritorno dalla Biennale di Venezia.

Parla l’italiano assai bene per essere stato in Italia per molto tempo. La sua figura fisica è piena di fascino, parla a voce bassa, poche parole, ma precise. Ha idee molto chiare sull’arte, sulla sua arte che ha subito vari travagli sin dal 1911, quando espose per la prima volta alla Biennale di Venezia un gruppo di opere gigantesche per concezione e per modellatura. Ricordo che molti scultori italiani furono allora attratti dall’arte singolare di questo scultore e vi furono taluni che subirono il fascino della sua opera. Allora questo scultore strabiliò il pubblico e i critici; i giovani pensavano che bisognava uscire dai moduli ottocenteschi e realizzare nuove idee; concepire la scultura come espressione plastica del mondo vivente e allontanare il lezioso e il levigato.

   

Le intenzioni di Mestrovic erano quelle di realizzare la grande scultura monumentale, quella che dovrà rimanere ferma nel tempo, sicché egli ha sicuramente guardato Michelangelo e i Gotici, giacché la sua produzione complessa è contrastante ed ineguale.In questo forte dualismo si basa l’arte di questo scultore di fama mondiale.In questa Biennale di Venezia le opere che egli espone sono però tutte nel medesimo piano stilistico. Ha una grande “Pietà” in bronzo appartenente alla chiesa di San Marco a Zagabria, una scultura espressiva e bloccata che personifica in pieno tutta la sua arte, opera direi completa. In essa vi sono tutte le sue esperienze passate, i suoi amori per i gotici e per Michelangelo, ma tutto ciò è espresso con polso personale.

Anche l’Evangalista Giovanni” e l’Evangelista Luca, altri due bronzi, hanno l’efficacia della Pietà, mentre i sei bassorilievi che fanno degna corona (soggetti religiosi) sono delle creazioni sue personali, pagine scolpite come in un grande libro sacro. In Mestrovic la composizione è stata il primo grande impegno della sua arte. L’ha sempre avuto. Anche quando modella una figura, un ritratto, un crocefisso,  la sua preoccupazione maggiore è quella di armonizzare linee e volumi. Vedete ad esempio il ritratto di Michelangelo ch’egli ha fatto varie volte con la passione di un figlio o il gruppo della natività così ritmicamente disposto nei chiari e negli scuri o nel ritratto della madre così ben bloccato.

Ma la composizione di Mestrovic non ha soltanto lo scopo di creare linee ed armonie plastiche, ma di raggruppare, disporre, far vivere plasticamente parecchie figure, quindi penso che questo scultore concepisce l’umanità più grande del vero fisico, raggruppata per amarsi e per sostenere un’idea. Ecco perciò le grandi figurazioni plastiche raggruppate sul legno, i grandi marmi bianchi, i bronzi scuri e misteriosi dalle sagome chiuse. C’è in tutta questa sua opera un uomo e un artista che ha fede nella sua arte e la segue con una coscienza di apostolo. Ho rivolto a Mestrovic alcune domande ed ha sempre risposto con precisione, come lo stile della sua scultura, come le dita legnose e scarne del suo grande crocefisso. Egli tiene due grandiosi studi a Spalato, dove è ordinata gran parte della sua immensa produzione. Ha cinquantanove anni, ha conquistato una fama di scultore di eccezione ed ha degli allievi ai quali insegna la scultura schietta, senza letteratura, quella che avevano i grandi artigiani dei secoli d’oro dell’arte.

− Bisogna concepire la scultura, egli dice, nella materia. Una statua in pietra bisogna pensarla e lavorarla per quella materia, una scultura in bronzo, in legno dovrà essere pensata per il bronzo o per il legno.

Ivan Mestrovic mi ha mostrato una serie di fotografie di sue opere. Una produzione che sbalordisce, eseguita in questi ultimi tempi. Dal celebre San Francesco agli ultimi bassorilievi eseguiti per una chiesa di Spalato.

Ho chiesto se disegna spesso e mi ha risposto che ha eseguito di grandi cartoni per gli affreschi che farà. Così ho avuto l'occasione di vedere fotografie dei suoi disegni. M'interessava vederli perché attraverso un disegno si può scoprire la sincerità di un artista anche quando, questi,  abbia  una  molteplice attività.  I  suoi  disegni sono molto belli, anzi direi meravigliosi e sono perfettamente coerenti alla sua scultura. Linee precise, chiaroscuro vibrante che lascia intravedere i suoi bassorilievi, la composizione sempre ben legata da scultore che ama i blocchi di marmo e i macigni della montagna.

La scultura di Mestrovic ha sempre arditezze giovanili, impostata in una solida base di serietà plastica che esula dall’impressionismo e dal pressappoco. Il suo pensiero plastico è chiaro, deciso. Del resto, io credo che la scultura come del resto tutta l’arte sia una cosa troppo seria anche quando trattano argomenti leggeri.

Nel caso di Mestrovic è doppiamente seria.

Egli terrà una sua grande mostra personale a Roma nella prossima stagione ed avremo modo di completare le nostre impressioni.

 Pippo Rizzo