Da “L’Esposizione Internazionale delle Belle Arti”
   “L’Italie”, Roma 11 aprile 1911
 

  

 

 

Vernice questa mattina al Padiglione della Serbia all’Esposizione Internazionale delle Belle Arti a Vigna Cartoni. Gentilissimamente, l’avvocato Carlo Scotti, commissario generale, e il segretario generale, sono stati lieti di fare gli onori delle sale ai membri della stampa che erano stati convocati.

Si sa che il Padiglione è il progetto del Tempio di Kossovo, che sarà come il tempio della Patria. Già dai primi passi tra le cariatidi che formano dei viali e sostengono con la testa le possenti volte, si ha un’impressione di forza, di violenza, assolutamente sconcertante. E’ allo stesso tempo grandissimo e semplicissimo.

E’ uno sforzo enorme con dei risultati a volte grotteschi.

 

   

Spesso è anche la realizzazione di  una concezione grandiosa con dei dettagli tristi. Ma quale che sia il giudizio della critica, questo padiglione serbo non è banale.

E’ interessante. L’ho definito grandioso ed enorme, è così tutto il tempo. Con le goffaggini, gli errori, i difetti, gli eccessi di una tecnica maldestra e ancora esitante. E’ arte, grandissima arte, arte titanica semplicissima, ma sempre rispettabile poiché intimamente legata all’idea di patria. Guardando alcuni gruppi, si potevano avere nell’orecchio i versi di Hugo più barbari per il loro essere colossali.

E’ l’epopea in pietra ed in colore di Marko Kraljevic, figlio di un gigante, gigante lui stesso, ma dall’animo bambino. Ivan Mestrovic,  che  quindici  anni  fa  custodiva  il gregge di suo padre, riesumò ed eresse questo tempio di Kossovo, ricordo di morte e di resurrezione della Nazione Serba. Sono le forze invincibili, latenti che vennero fissate nella pietra dallo scultore sovrumano. E se per caso la sua immaginazione o il suo scalpello si perdono in una posa violenta, in un gesto osceno, in una concezione barocca come molti gruppi di questo padiglione, c’è in questa sintesi storica un vigore, una brutalità artistica che appassionano.

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Ma ciò che è più strano e più incoraggiante per la razza serbo-croata, è il fatto di aver provato nella prima visita a Roma, la Suprema delle Armi, che è anch’essa capace sia di raggiungere le vette dell’arte, sia di creare dei capolavori come quello di Mestrovic, creatore di forme nuove e iniziatore di nuove vie nella scultura, come le illustrazioni di Dante eseguite da Ratchki e le acqueforti di T. Krizman, che possono reggere il confronto con le migliori produzioni dell’incisione moderna.

 

Traduzione dal francese: Carla Piermarini