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Vernice
questa mattina al Padiglione della Serbia all’Esposizione
Internazionale delle Belle Arti a Vigna Cartoni. Gentilissimamente,
l’avvocato Carlo Scotti, commissario generale, e il segretario
generale, sono stati lieti di fare gli onori delle sale ai membri della
stampa che erano stati convocati.
Si
sa che il Padiglione è il progetto del Tempio
di Kossovo,
che sarà come il tempio della Patria. Già dai primi passi tra le
cariatidi che formano dei viali e sostengono con la testa le possenti
volte, si ha un’impressione di forza, di violenza, assolutamente
sconcertante. E’ allo stesso tempo grandissimo e semplicissimo.
E’
uno sforzo enorme con dei risultati a volte grotteschi.
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Spesso
è anche la realizzazione di una
concezione grandiosa con dei dettagli tristi. Ma quale che sia il
giudizio della critica, questo padiglione serbo non è banale.
E’
interessante. L’ho definito grandioso ed enorme, è così tutto il
tempo. Con le goffaggini, gli errori, i difetti, gli eccessi di una
tecnica maldestra e ancora esitante. E’ arte, grandissima arte, arte
titanica semplicissima, ma sempre rispettabile poiché intimamente
legata all’idea di patria. Guardando alcuni gruppi, si potevano avere
nell’orecchio i versi di Hugo più barbari per il loro essere
colossali.
E’
l’epopea in pietra ed in colore di Marko Kraljevic, figlio di un
gigante, gigante lui stesso, ma dall’animo bambino. Ivan Mestrovic,
che quindici
anni fa
custodiva il gregge
di suo
padre, riesumò ed eresse questo tempio di Kossovo, ricordo di morte e
di resurrezione della Nazione Serba.
Sono le forze invincibili, latenti che vennero fissate nella pietra
dallo scultore sovrumano. E se per caso la sua immaginazione o il suo
scalpello si perdono in una posa violenta, in un gesto osceno, in una
concezione barocca
come molti gruppi di questo padiglione, c’è in questa sintesi storica
un vigore, una brutalità artistica che appassionano.
(
… )
Ma
ciò che è più strano e più incoraggiante per la razza serbo-croata,
è il fatto di aver provato nella prima visita a Roma, la Suprema delle
Armi, che è anch’essa capace sia di raggiungere le vette dell’arte,
sia di creare dei capolavori come quello di Mestrovic, creatore di forme
nuove e iniziatore di nuove vie nella scultura, come le illustrazioni di
Dante eseguite da Ratchki e le acqueforti di T. Krizman, che possono
reggere il confronto con le migliori produzioni dell’incisione moderna.
Traduzione
dal francese: Carla Piermarini
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