Molte
statue rimarranno frammenti anche nell’opera compiuta, per significare
i canti pure rimasti frammenti.
Ma
ogni frammento è per sé un capolavoro, come lo sono il Mosè o gli
Schiavi o gli Apostoli di Michelangelo. Il colossale eroe che in uno
slancio muove il passo, opera ideata nel blocco (tant’è che
l’artista trovò dannoso all’armonia della linea l’eseguire le
braccia), ha la fronte stretta e prominente, le ciglia contratte in
avanti come chi cela una volontà ed un’energia indomita. Ad aumentare
lo slancio, i capelli gli si annodano dietro la nuca in una sua forma,
che fa pensare a quelle acconciature dei guerrieri o dei cacciatori nei
bassorilievi antico- persiani. Questa acconciatura diviene per le sfingi
una necessità nell’arte di Mestrovic, che tende ad evitare i
cosiddetti spazi negativi e serrare ogni sua figura, come la
composizione intera, in una linea sola.
Ricche
di contrasti, differenti nell’espressione del dolore interno che le
rode, sono le madri e le spose abbandonate. Una muta disperazione è in
quella che stringendo a sé il figlioletto reclina il capo e lascia
pendere il braccio in un’inerzia pesante, mentre il mento pare le
tremi per un profondo singulto. La ricchezza dei contrapposti e lo
schema della composizione fanno pensare alla Madonna Medici di San
Lorenzo a Firenze, questa come
quella del bambino non si cura apparentemente e un altro doloroso
pensiero pare la occupi. Una vergine, veramente cavata dal masso,
personifica il ricordo. E qui pure risaltano quei contrapposti che
aumentano in vigoria negli eroi. Sono in queste schiene contratte,
rivelanti una forza depressa e vinta , ciglia aggrottate non nello
spasimo, ma nel costante pensiero di combattere e di cadere
eroicamente. E fra tutto questo movimento la bella ed espressiva
testa del cieco pastore cantore è come la nota armoniosa dei prati
erbosi che si estendono là, dove un dì scorse il sangue dei difensori
della patria.
E’
strana l’impressione delle opere del Mestrovic sul grande pubblico
colto ed incolto che col catalogo alla mano gira le sale
all’esposizione. A Vienna, una città dove i due limiti delle tendenze
artistiche toccano così sensibilmente, dove in strano
contrasto con l’arte del Klimt e della Kunstschan
appare vicina a quell’arte da salone, con poche eccezioni ritardataria
di trent’anni, che in ogni stagione figura nei grandi locali del Kunstlerhaus
, lì Mestrovic doveva recare entusiasmo e scandalo.
Entusiasmo
tra i secessionisti e in coloro che in lui intuirono una nuova e
giovanile forza, scandalo tra il pubblico che cerca opere per ornare le
sue stanze da
pranzo e fra gli studenti e professori
dell’Accademia. Questi ultimi a mala pena velarono il muto rancore
nutrito per il disertore delle loro aule fattosi di un tratto celebre.
Molti visitatori dell’esposizione, che non conoscevano il significato
degli eroi e delle vedove esposti come cosa frammentaria,
s’indignarono pure, e acuendo il loro spirito interpretarono le
singole figure nei modi più stravaganti. Basterà notare che un certo
giornale locale vide nella acconciatura dei capelli degli eroi niente
meno che un berretto fregio! Bastava ciò per indignare il più buono
tra i buoni viennesi!
Ma
il Mestrovic ed i suoi amici alle ciarle non badano e tirano innanzi,
verso la loro meta.
Oltre
il ciclo degli eroi e delle vedove, figurano altre opere del Mestrovic,
non minori per il loro pregio. Noterò in fretta La
madre dell’artista,
lo studio per una mano che è un capolavoro; alcuni ritratti, dei busti
in gesso eseguiti per commissione, dei bei lavori in legno, indi dei
bassorilievi, fra cui alcuni satirici come quello del Vecchio
lussurioso che riproduciamo,
il busto della Schiavone,
un Lacoonte
ove invece dei serpenti una femmina s’aggroviglia
intorno alle di lui membra ed infine un bel vaso con due Cariatidi
per anse e con nel tondo una catena d’atleti allacciati ove ancora
l’artista mostra la sua valentia nella figurazione del corpo umano.
Il
Mestrovic è un’artista formatosi da solo, come tutti i geniali. Per
il suo ulteriore sviluppo gli furono però di scuola le opere
dell’arte antica: predilige le colossali e serrate figurazioni degli
Assiri e degli Egizi, ch’egli studiò nei musei di Londra e di Parigi,
ammira Michelangelo e parlando di Firenze e Roma scorgesi che il grande
maestro del cinquecento gli ha lasciato le maggiori impressioni.
Mantiene e sviluppa a modo suo i motivi ornamentali del popolo fra cui
nacque, dai quali si spira un forte soffio d’orientalità; ma sopra
tutto ama l’idea, il contenuto psichico onde le sue opere sono
trasfuse. – Lavoratore solitario ed instancabile, il Mestrovic è uno
tra le più belle speranze dell’arte moderna.
Sull’edifizio
della Secessione,
divenuto troppo angusto per capire la quantità di statue
gigantesche, che nella ribellione dei loro muscoli tentano di frangere
ancor questa catena, sventola bandiera verde. E’ un simbolo
dell’arte nuova? Un accenno a nuove ed ancor più belle vittorie? –
la giovinezza
dell’artista ce le promette, mentre
la
sua produttività ci stupisce. Sia dunque simbolo
di speranza e di realizzazione di tutti i bei progetti che vivono
tumultuosi nella mente di Mestrovic, ad esecuzione dei quali, siamo
certi, le forze non gli mancheranno.